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La nave Rena si spezza in due, allarme ambientale

Tema trattato: Ambiente


09/01/2012 - La petroliera è incagliata dal 5 ottobre su una barriera corallina al largo delle coste della Nuova Zelanda.

La nave cargo Rena era incagliata in una barriera corallina al largo della costa di Tauranga, Nuova Zelanda settentrionale, dal 5 ottobre 2010. Non ha retto alle onde e al maltempo e si è spezzata in due. Due parti che si allontanano inesorabilmente e che fanno temere il disastro ambientale. Dentro la Rena c’erano 800 container, di cui almeno 200 sono già finiti in mare. Inoltre il carburante ancora a bordo, parecchie centinaia di tonnellate (sebbene a novembre le autorità dichiarassero che ve ne fossero rimaste solo 60), potrebbero riversarsi in acqua, come già accaduto nei giorni successivi l’incidente, in cui sono 350 le tonnellate fuoriuscite dalla nave.


Già a ottobre questo era stato definito come il peggior disastro ambientale che abbia mai colpito la Nuova Zelanda. Quattro giorni dopo che la nave si era incagliata nella barriera corallina, infatti, la macchia di petrolio ha cominciato a minacciare la fauna marina e si è spinta fino alla spiaggia di Mount Maunganui.
La Rena a metà ottobre presentava una grossa crepa, e inoltre cominciava a emettere fumo nero, segno che si stava verificando una reazione chimica. Da allora le squadre specializzate di un’azienda svizzera, la Svitzer, hanno lavorato per rimuovere più combustibile possibile dalla nave, prima che questa si spezzasse. Tuttavia ancora troppo ne è rimasto per considerare salvo l’ecosistema.
Il tribunale ha già avviato un’inchiesta sull’incidente e il comandante e il secondo ufficiale della Rena, due filippini, sono stati rinviati a giudizio, rischiando fino a un anno di carcere e una multa di quasi 6.000 euro.


Si tratta del ventiduesimo disastro ambientale causato dal petrolio negli ultimi dieci anni. Ricordiamo che i danni causati dal petrolio sono spesso irrimediabili per l’ecosistema, o comunque molto difficili da riprendere. Il petrolio, infatti, ha un peso specifico minore dell’acqua, per cui inizialmente forma una sorta di pellicola impermeabile all’ossigeno sulla superficie dell’acqua, causando oltre agli evidenti danni per fenomeni fisici e tossici diretti alla macrofauna, un’anaerobiosi che uccide il plancton. La successiva precipitazione sul fondale replica l’effetto sugli altri organismi. La bonifica dell’ambiente danneggiato richiede mesi o anni.


Fonte: http://www.iljournal.it/2012/la-nave-rena-si-spezza-in-due-pericolo-per-lambiente/295652


Alessia Pautasso


a.pautasso@slowfood.it


 

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