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Riscaldamento globale: gli effetti sono già realtà, ma siamo ancora in tempo per cambiare.

Tema trattato: Ambiente


31/03/2014 -

Un cambiamento climatico è già in atto da anni con conseguenze negative per la nostra vita. A mettere nero su bianco questa verità, spesso negata, è un documento firmato dagli scienziati della Ipcc (Intergovernamental Panel of Climate Change), gruppo di lavoro premiato nel 2007 con il Nobel per la pace. Nella seconda parte del 5 rapporto, reso noto oggi 31 marzo 2014, viene esplicitato che la catastrofe naturale prospettata per la seconda metà del Secolo sarebbe già realtà.

Nell'ultimo decennio, i cambiamenti climatici hanno subito una fortissima accelerazione, ma non solo, questa accelerazione ha provocato alcuni effetti devastanti, ricordate la rovente estate del 2003? Ha provocato 70.000 morti soltanto in Europa; per non parlare della serie di devastanti incendi in Russia nel 2010 e l’uragano di New York del 2012. Non dimentichiamo le altre catastrofi "minori", come per esempio, nel nostro Paese, le forti piogge fuori stagione, il fenomeno della “bomba d’acqua” (una grande quantità di pioggia scaricata in pochi minuti in una zona circoscritta) con conseguenti alluvioni e frane.

La situazione non è semplice, ma nemmeno irrisolvibile, almeno secondo il gruppo di ricerca. A quanto pare, moltissimo del futuro della terra dipenderà da come ci comporteremo nei suoi confronti nei prossimi anni.

In che modo si potrebbe risolvere questa situazione? Il discorso non è tanto diverso rispetto a quelli fatti in precedenza. Il sistema in cui viviamo è iniquo, sfrutta troppo le risorse naturali senza preoccuparsi delle conseguenze, i regimi produttivi sono troppo intensi e inquinanti. Per risolvere il problema, o almeno rallentare il processo, dando modo agli ecosistemi di adattarsi all’inevitabile cambiamento climatico, è necessaria un’immediata diminuzione delle  emissioni di Co2, creare un metodo produttivo più in linea con i ritmi naturali, basato sull’efficienza, sulla filosofia del riciclo e sulle fonti rinnovabili (un invito alla decrescita?).

Un regime del genere renderebbe quantomeno più gestibile la situazione. La buona notizia è che i margini per un’azione efficace ci sono ancora, ma sono inversamente proporzionali al trascorrere del tempo: più continuiamo ad aspettare e peggio è.

A questo proposito una lettura interessante per comprendere possibili scenari futuri è l’Atlante dei Futuri del Mondo - migrazioni, agricoltura, acqua, clima… di Virginie Raisson (Slow Food Editore); come spiega l’autrice nel prologo al libro: «Il momento non è già più quello della decrescita, ne quello della fine della storia, ma quello della rinascita e dell’avvio di una nuova era».

L’urgenza in quest’ambito è sempre la stessa: una presa di coscienza forte e concreta da parte delle istituzioni, la creazione di una legislazione coerente a livello globale che limiti fortemente questo sistema produttivo, trovando alternative valide da un lato, dall’altro un sistema di controllo efficiente ed efficace che possegga mezzi di controllo adeguati.

Fonti:


Ansa
Repubblica

Credits: Google Immagini


 


Daniela Traverso


d.traverso@slowfood.it


 

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