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Olio di palma: multinazionali lo cercano sostenibile

Tema trattato: Globalizzazione


14/11/2013 -

Buone notizie dal fronte multinazionale. Pare che Unilever e Ferrero abbiano deciso di impegnarsi a utilizzare olio di palma sostenibile. Ne dà la notizia Catapult, organizzazione che lavora proprio con l’obiettivo di ridurre il commercio di materie prime alimentari che contribuiscono alla deforestazione. 

Unilever da sola compra il 3% della produzione mondiale di olio di palma, e ora ha dichiarato che i suoi futuri approvvigionamenti saranno al 100% rintracciabili entro la fine del prossimo anno per arrivare al 2020 utilizzando solo olio di palma certificato e tracciabile. La Ferrero di olio di palma ne usa 150 000 tonnellate l’anno – il 10% di quanto utilizzato da Unilever – e anche l’industria piemontese ha avviato un percorso che la porterà a utilizzare entro il 2014 soltanto olio di palma certificato Rspo, Roundtable on Sustainable Palm Oil un’Associazione Non Profit che ha l’obiettivo di promuovere la coltivazione e l’utilizzo di olio di palma sostenibile coinvolgendo coltivatori, produttori, trasformatori e rivenditori, banche e investitori, Ong dedicate alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale. Inoltre, la Ferrero si è unita a The Forest Trust (Tft) con aiuti significativi per combattere la deforestazione.

Non sappiamo se si tratti solo di green washing o se le intenzioni solo serie. Fatto sta che siamo contenti che arrivino segnali di questo tipo e soprattutto che vengano seguiti considerato che le piantagioni di palme si stanno  mangiando terreni fertili in tutti in continenti (ne abbiamo parlato di recente). 

Dalla fine dell’Ottocento, i Paesi dell’Estremo Oriente hanno iniziato a investire su questo prodotto tanto che oggi Indonesia e Malesia controllano il 90% della produzione globale che supera i 45 milioni di tonnellate. Negli ultimi vent’anni la superficie dedicata all’olio di palma è triplicata e le coltivazioni intensive continuano a moltiplicarsi a un ritmo impressionante, impiegando quantità massicce di pesticidi e divorando milioni di ettari di foreste vergini. Nel 1960, l’82% dell’Indonesia era coperta da foreste umide; nel 1995 la percentuale è scesa al 52%. Al ritmo attuale, entro il 2022, le foreste indonesiane (seconde solo a quelle amazzoniche) saranno distrutte. 

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
Foodnavigator.com

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