Ogm: segnale significativo dalla Commissione Europea
23/01/2013
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La Commissione ha dichiarato che non prevede di approvare nelle prossime settimane la coltivazione di nuovi organismi geneticamente modificati
Con un annuncio del 22 gennaio scorso, la Commissione Europea ha dichiarato che auspica di poter riaprire la discussione sulla proposta di legge che fornirebbe a ciascuno Stato Membro la possibilità di scegliere se garantire o proibire il permesso di coltivare, sul proprio territorio nazionale, organismi geneticamente modificati, anche dopo che questi hanno ricevuto il parere favorevole della Commissione. La speranza è che così facendo si possa riaprire il dialogo sulla bozza di legge, presentata dalla Commissione nel 2010, con i 3 Paesi che finora l’avevano ostacolata: Francia, Germania e Inghilterra.
In questo contesto, inoltre, la Commissione non prevede che nelle prossime settimane verrà discussa l’approvazione finale per la coltivazione di nuovi organismi geneticamente modificati.
Benché non si faccia riferimento esplicito a un eventuale blocco delle coltivazione, si tratta comunque di una dichiarazione importante, perché, almeno a breve termine, significa da un lato, che non verrà approvata la coltivazione di nuovi Ogm, e dall’altro, che non saranno rinnovati quelli il cui permesso è in scadenza. Nella pratica stiamo parlando dell’eventuale approvazione di una varietà di soia e di 6 varietà di mais, tra cui il MON 810, il cui permesso è in via di scadenza. L’aspetto da sottolineare, tuttavia, è che questo processo non vale per le piante la cui coltivazione a oggi è già permessa e la cui autorizzazione non è in scadenza, come nel caso della patata Amflora.
Anche se questa dichiarazione ha a che fare esclusivamente con la coltivazione e non con la commercializzazione, si tratta comunque di un segnale significativo, che assume un’accezione ancora più rilevante a livello italiano, dove sono recentemente state avviate le procedure per l’attivazione della clausola di salvaguardia. Tale clausola rappresenta, a oggi, l’unico strumento in mano agli Stati Membri per impedire la coltivazione di Ogm sul proprio territorio nazionale, laddove esistano nuove evidenze di carattere tecnico-scientifico.