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«Ogni nostra azione deve esser guidata dall'amore per il territorio»

Tema trattato: Condotte Slow Food


22/11/2010 - Da Suvereto il Consiglio Nazionale di Slow Food Italia ha ribadito il forte impegno per la cura e la tutela del territorio

Da Suvereto, il Consiglio Nazionale di Slow Food Italia, riunito dal 19 al 21 novembre nella tenuta Rubbia al Colle, ha ribadito e condiviso con il resto del movimento un forte impegno per la cura e la tutela del territorio italiano.
«Ogni nostra Condotta – sottolinea Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia - parte dall’amore per il territorio dove opera, e amore vuol dire cura. Un sentimento che si traduce nelle attività stesse della Condotta che entra in contatto con la piccola produzione locale, dialoga con i produttori, narra le loro storie, li protegge e li aiuta con nuove forme di distribuzione».

Il Consiglio Nazionale richiama dunque le Condotte a impegnarsi con sempre maggiore convinzione per difendere il nostro patrimonio agro-socio-culturale e farlo fruttare. Un progetto che attraverso la difesa della piccola agricoltura ha come obiettivo quello di riappropriarsi del cibo quotidiano, un cibo di qualità, più sostenibile, disponibile a tutti. Il cibo quotidiano è il fulcro di tutti gli altri progetti dell’associazione. Per esempio i Presìdi che sono stati rilanciati con forza a Suvereto: «Vanno incrementati in ogni zona del Paese –ribadisce Roberto Burdese – e con loro gruppi d’acquisto, mercati, orti e ogni nuova forma di attività che si potrà portare avanti. E tutto ciò significa aver cura del proprio territorio e costruire Terra Madre. Perché fare Terra Madre vuol dire innanzi tutto conoscere a fondo il proprio territorio e gli attori virtuosi presenti su di esso. Ogni Condotta deve dunque agire ogni giorno perché i soci di Slow Food possano realmente innescare piccoli processi di cambiamento, a partire dalle loro abitudini quotidiane e individuali».

In questo modo la Condotta potrà realizzare la sua missione principale e diventare pienamente ciò che dovrebbe essere, ovvero – come suggerisce il professor Piercarlo Grimaldi definendo gli ecomusei – «un orizzonte spazio-temporale in cui ritrovare i ritmi del passato, i quali si ricombinano in pratiche che dialogano con il presente. Uno spazio in cui si può individuare nella tradizione un percorso comune per ricostruire un futuro pieno di umanità. Un nuovo modello di sostenibilità che protegge e patrimonializza tanto la biodiversità quanto la nostra etnodiversità».
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