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Gli inglesi hanno perso le misure


22/10/2013 -

Pacchetti di patatine più grandi del 50%, torte mono-porzione due volte più grandi, bagel cresciuti del 24% e scatole di arachidi lievitate dell’80%. Negli ultimi vent’anni, i produttori britannici hanno aumentato più che generosamente le dosi dei loro prodotti. A segnalare il pericolo, la British Heart Foundation (Bhf), denunciando la crescita esponenziale di dosi e confezioni degli alimenti in tutto il Paese, con ovvie conseguenze negative sulla salute della popolazione. Perché cambi le misuri cambi anche la percezione dei consumatori che si sono adeguati all’extra large e mangiano più del necessario.

Per cui per la quasi totalità degli inglesi intervistati dalla Bhf (l’88% per l’esattezza), alla richiesta di servirsi di 30 gr di cornflakes ha sforato la quantità indicata sforando di un bel po’ la quantità indicata senza nemmeno rendersene conto. Insomma in Gran Bretagna hanno perso il senso della misura, o meglio la misura “indicata” è decisa dai produttori. Che difficilmente pensano ad altro che non sia il proprio tornaconto: «Se si trova davanti più cibo, la gente mangia di più» ha spiegato il direttore generale della Bhf Simon Gillespie.

A poco è servita le decisione del Governo, risalente allo scorso giugno 2013, di introdurre un nuovo sistema di etichette che evidenziasse chiaramente la quantità di amidi contenuti in ogni scatola, e le conseguenze negative della cattiva alimentazione. La scelta però è stata lasciata facoltativa, e (stranamente) pochi brand hanno deciso di applicarla. 

I risultati li conoscete benissimo: crescita dell’obesità soprattutto tra i bambini, danni alla salute e – anche se spesso non viene ricordato – danni all’ambiente e spreco di cibo. Un buon punto di partenza sarebbe la revisione delle etichette sulle confezioni di cibo (così semplice eppure proprio non ci si vuole arrivare) come suggerisce anche Gillespie: «È vitale che forniscano indicazioni consistenti e realistiche riguardo alle corrette porzioni da mangiare», ha detto la dietologa Victoria Taylor, «così che i consumatori sappiano con esattezza i valori nutrizionali di quello che mettono sotto i denti».

Foto: chode  

A cura di MIchela Marchi
m.marchi@slowfood.it 

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