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Nel cuore di Monforte, una cantina disobbediente


15/11/2012 - Il sacrificio di fare un vino eccezionale, farlo attendere sette anni prima di uscire sul mercato, curarlo con tutte le forze e regalarcelo comunque

Autunno è tempo di tartufi e le Langhe tornano ciclicamente a essere meta enogastronomica prediletta per numeri consistenti di turisti amanti del buono e del bello. Non sono solito parlare in toni entusiastici di una sola azienda vitivinicola delle mie zone, un po’ perché sono ugualmente affezionato a tutti gli attori del comparto, ma soprattutto perché tutti meritano la giusta attenzione e il riconoscimento di una qualità media dei vini sempre altissima, che da tempo ha lanciato le Langhe nell’empireo dell’enologia mondiale.


Ma se si affronta un viaggio nelle Langhe tra ristoranti, osterie, cantine, castelli, borghi e vigne, quest’anno voglio dare il consiglio di fare anche un salto a Monforte d’Alba e prenotare una visita alla cantina dei fratelli Alessandro e Gian Natale Fantino. Una menzione speciale perché sono stati protagonisti di una storia particolare legata a un loro grande vino e perché vedere come e dove fanno il loro lavoro è un’esperienza che ci racconta come si vive slow da produttori in Monforte d’Alba. Dico subito che la storia ci parla di una bottiglia su cui c’è scritto “laBoro Disubbidente”. Disubbidiente perché ha risvegliato un senso di ribellione nei due fratelli, i quali non hanno potuto farlo uscire con il nome che semplicemente avrebbe detto di cosa si tratta: un Barolo 2005 Riserva. La certificazione per il vino era scaduta, i tempi burocratici mal si erano armonizzati con i tempi di piccoli vignaioli che vivono soprattutto in vigna e Disubbidiente non ha infine ottenuto l’autorizzazione dalla commissione di degustazione per potersi fregiare del nome Barolo. Errori, incomprensioni, procedure complesse: una burocrazia che complica la vita ai piccoli produttori e che forse andrebbe in parte rivista. Ma non vogliamo qui fare denunce o criticare il sistema; vogliamo concentrarci su Disubbidiente che è un grande vino, un Barolo in stile classico perfetto: poche bottiglie, metà in edizione speciale con un’etichetta disegnata da Sergio Staino e offerte per sostenere i progetti di Terra Madre durante l’ultima edizione del Salone del Gusto a Torino. I Fantino non se la sono sentita di perdersi in ricorsi che li avrebbero stremati e hanno deciso di presentarlo ugualmente, visto che è un prodotto comunque onesto, fatto del sudore in vigna e di tutti i valori di cui sono portatori con il loro comportamento quotidiano.


Alessandro e Gian Natale da oltre trent’anni conducono con maestria l’azienda di famiglia, una cantina nel cuore di Monforte vecchia, in una casa tra le più belle del centro e che nasconde sottoterra questa cantina storica, dotata di una fonte d’acqua purissima e di un pozzo che si racconta sia servito a nascondere e salvare alcuni ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale (siamo in quello che era il ghetto di Monforte). È una cantina spettacolare e tarata sulla produzione delle vigne di proprietà, senza lasciarsi prendere la mano ma facendosi guidare da una sostenibilità tanto ecologica quanto esistenziale. È spettacolare come lo sono i loro vigneti, in particolare quelli nella borgata dei Dardi, con il mitico cru Bussia, dove loro hanno preservato accanto ai 5 ettari di vigna in unico corpo sia un prato a gerbido (che in altri casi sarebbe già vigna), sia un boschetto custode di biodiversità. Una vigna condotta come un giardino, lavorata in prima persona, che li qualifica davvero come artigiani-vignaioli. Da lì viene Disubbidiente, il sacrificio di fare un vino eccezionale, farlo attendere sette anni prima di uscire sul mercato, curarlo con tutte le forze e regalarcelo comunque.


SEGNALAZIONI:


Cantina
Alessandro e Gian Natale Fantino
Via G. Silvano 18
Monforte d’Alba
Tel. 0173 78253
www.vinofantino.com


Mangiare/Dormire
Le Case della Saracca
Via Cavour 5
Monforte d’Alba
0173 789222
Ristorante con camere


Di Carlo Petrini - La Repubblica 7/11/12

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