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Corporation biotech all'attacco del principio di precauzione


23/10/2013 - Bayer, Basf, Dow Chemical, Corning e Agro, Henkel, Ibm, Philips, Novartis, Solvay, Syngenta e Curis scrivono alle istituzioni europee

Come mai Bayer, Basf, Dow Chemical, Corning e Agro, Henkel, Ibm, Philips, Novartis, Solvay, Syngenta e Curis (le maggiori corporation dell’agrochimica mondiale) scrivono al presidente della Commissione Barroso, del Parlamento Schulz e del Consiglio europeo Van Rompuy?  Chiedono che venga messo in discussione il principio di precauzione, ovvero la politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. Come gli Ogm appunto. 

La lettera (pubblicata in anteprima da valori.it) lascia spazio a ben poche interpretazioni: «Siamo profondamente preoccupati per l'impatto negativo sull'innovazione in Europa dei recenti sviluppi nella gestione del rischio e nella politica di regolamentazione in materia di ambiente. L'innovazione è per definizione l’assunzione di un rischio. Questi rischi devono essere riconosciuti, valutati e gestiti, ma non possono essere evitati, se la società intende superare sfide importanti come il cibo, l'acqua e la sicurezza energetica e la sostenibilità» (We are deeply concerned by the negative impact of recent developments in risk management and regulatory policy on the innovation environment in Europe. Innovation is by definition a risk taking activity. These risks need to be recognised, assessed and managed but they cannot be avoided, if society is to overcome important challenges such as food, water and energy security and sustainability). Come dicevamo, un vero attacco al principio di precauzione. 

«Non possiamo nascondere la preoccupazione che suscita questo intervento – dichiara la Task Force Per un’Italia Libera da Ogm – Le società multinazionali della chimica chiedono di incidere sull’operatività del principio di precauzione proprio nel momento in cui gli esiti della ricerca evidenziano dubbi e incertezze sulla capacità di esplorare in via definitiva e in breve tempo ambiti in cui entrano in gioco i sistemi viventi, i diritti della persona e il destino dei beni comuni. L’innovazione tecnologica accompagna lo sviluppo della nostra società, ma occorre aver riguardo all’assunzione delle responsabilità per indirizzarla in funzione del prioritario riconoscimento degli interessi umani anche proiettati alle generazioni future».

Per non farsi mancarne niente, insieme alla lettera i colossi dell’agrochimica hanno inviato un manifesto in sette punti il cui obiettivo è quello di costruire un sistema di regole nuove che garantisca piena agibilità legale alle esigenze delle grandi corporation che, come non evitano di sottolineare nella lettera, tutte insieme investono ogni anno 21 miliardi di euro in ricerca e sviluppo. «Siamo orgogliosi di dare questo contributo alla crescita e alla creazione di posti di lavoro in Europa e vorremmo continuare a vedere il Vecchio Continente essere leader nell’innovazione globale». Poco spazio ai dubbi insomma. 

Fonte:
Valori.it 

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