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Ogm: il Parlamento chiede la clausola di salvaguardia

Tema trattato: OGM


18/04/2013 - Presentate al Senato e alla Camera due mozioni che impegnano il Governo

La notizia è di qualche giorno fa, ma la riportiamo volentieri.
Un gruppo di senatori capeggiati da Loredana De Petris (Sel) e uno di deputati guidati da Susanna Cenni (Pd) hanno presentato due mozioni (l’atto n. 1-00019 del 10 aprile e  atto n. 1/00015 del 9 aprile) alle rispettive Camere al fine di impegnare il Governo ad adottare misure cautelari nell’ambito della coltivazione di organismi geneticamente modificati, in base alla procedura prevista dall’art. 54 del Regolamento (Ce) n.178/2002 e dall’art. 23 della Direttiva 2001/18/Ce. Quest’ultima, anche nota come clausola di salvaguardia, permette a un Paese membro dell’Unione Europea di limitare o vietare temporaneamente l’uso o la vendita di un prodotto Ogm se ritiene che rappresenti un rischio per la salute o per l’ambiente. L’obiettivo è ovviamente quello di impedire ogni forma di coltivazione in Italia del mais transgenico Mon810 e di altri Ogm eventualmente autorizzati a livello europeo. 

«La salvaguardia del comparto agricolo e della qualità e genuinità dei suoi prodotti, rimane uno degli argomenti importanti e urgenti da affrontare: l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica e, grazie all’enorme sforzo dei produttori italiani, continua a garantire prodotti di qualità e di origine controllata. Cittadini, associazioni e produttori italiani, insieme a quelli di molti altri Paesi europei, hanno già detto più volte no alle coltivazioni Ogm e, dopo varie manifestazioni e richieste, finalmente nei giorni scorsi è stato fatto un importante passo avanti in merito alla possibilità di adottare la clausola di salvaguardia» spiega la deputata Cenni in una nota dove leggiamo la soddisfazione per le ultime azioni messe in atto dal nostro Governo, tra cui la richiesta urgente di sospensione dell’autorizzazione di messa a coltura di sementi di mais Mon810, inviata dal Ministro della salute, Renato Balduzzi, alla Commissione europea. 

Sempre la scorsa settimana, infatti, l’Italia ha inviato a Bruxelles la richiesta di una nuova valutazione del mais gm della Monsanto sulla base della recente normativa Ue sull’autorizzazione degli alimenti e dei mangimi transgenici. Le nuove regole, che dovrebbero entrare in vigore tra aprile e maggio con un periodo di adattamento di sei mesi, impongono alle aziende biotech di sperimentare i nuovi prodotti  per novanta giorni prima di chiederne la commercializzazione nel mercato unico comunitario, secondo un protocollo predisposto dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Una presa di posizione, quella italiana, che potrà essere utile per avviare il procedimento per l’attivazione della clausola di salvaguardia già adottata da Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia.   

Per richiederne l’applicazione è in corso una raccolta firme che chiama in causa tutti noi. 

In seno al Parlamento dunque qualcosa si muove. Anche il Movimento cinque stelle insiste perché venga avviato il percorso politico per fermare la diffusione degli Ogm in Italia e ha presentato la sua mozione alla Camera il 10 aprile scorso per «Mettere in atto tutte le azioni possibili per richiedere la clausola di salvaguardia così come previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE» leggiamo in una nota del cittadino Adriano Zaccagnini (deputato del M5S), primo firmatario dell’atto, sottoscritto dalla Capogruppo Roberta Lombardi e da oltre 50 deputati cinque stelle che propongono una petizione per spingere i Ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Salute ad attivarsi con urgenza,  redigere e notificare alla Commissione europea la Clausola di salvaguardia.

Vi ricordiamo che il Movimento libertario, pur avendo ridimensionato la quantità della semina di mais gm annunciata – 52.000 sacchi di Mon810 in grado di coprire una superficie coltivata di 32.000 ettari – non ha smentito l'iniziativa. In questo contesto, vi segnaliamo, il Decreto Interministeriale depositato e firmato congiuntamente dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Mario Catania, dal Ministro della Salute Renato Balduzzi e dal Ministro dell’Ambiente e Territorio Corrado Clini con cui si respinge la richiesta di messa in coltura degli ibridi di mais geneticamente modificati, iscritti al Catalogo comune, formulata dall’Azienda Agricola Dalla Libera.

E la battaglia continua. 



A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it 

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