Accendere i riflettori sull’impatto che il cibo ha sui cambiamenti climatici e sul suo ruolo nel garantire uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e della società: questo è ciò che Slow Food si prefigge di fare durante la conferenza delle Nazioni Unite in agenda a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno prossimi. A Rio si parlerà di green economy, «un concetto che secondo noi si deve estendere a un’ampia fascia di lavori e di comportamenti che non indica solamente chi lavora con energie alternative, ma soprattutto «chi re-impara il savoir faire del cibo e lo mette a disposizione della comunità con attività educative e di recupero, rivalutando prodotti tradizionali», ha sottolineato Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ricordando la giornata mondiale dell’ambiente che si celebra oggi. «Non si fa green economy solo con il solare o l’eolico, ma con una vera rivoluzione che ci permette di lottare attivamente contro i cambiamenti climatici, ricostruendo l’intero sistema proprio partendo dal cibo. Anche con i piccoli gesti quotidiani, modificando la dieta o la nostra spesa, possiamo influire su un nuovo modo di fare economia, che la chiamiamo new o green».
Carlo Petrini è stato invitato dal governo brasiliano a prendere parte al Sustainable Development Dialogue on Food and Nutrition Security, incontro ufficiale le cui conclusioni costituiscono un contributo importante alla Conferenza dei capi di Stato.
Il programma brasiliano di Slow Food non si limiterà a tavole rotonde e dibattiti, ma coinvolgerà la popolazione e i partecipanti in varie attività educative, da laboratori a visite ai mercati contadini, per sensibilizzare tutti al ruolo centrale del cibo nello sviluppo sostenibile.
«Il Summit della Terra tenutosi a Rio nel 1992 ha segnato un momento storico, portando finalmente all’attenzione di tutti la questione dello sviluppo sostenibile», ha commentato Petrini. «Nonostante siano passati vent’anni, però, non si sono raggiunti gli obiettivi prefissati. Ci auspichiamo che al termine di questo summit siano stabiliti impegni concreti e condivisi. L’ambiente non può più aspettare».
Slow Food ha redatto Fulmini e polpette, un agile volumetto che evidenzia le buone pratiche per una dieta amica del clima. «Va ricordato che servono 15.500 litri d’acqua per produrre un chilo di carne bovina, che ogni anno ciascuno di noi in Europa spreca 179 chili di cibo e che un pasto medio percorre 1900 chilometri per arrivare sulle tavole occidentali. Quindi è necessario l’impegno di tutti per cambiare drasticamente la rotta se non vogliamo cadere nel baratro. Ed è per questo che a Rio parleremo di agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare» ha concluso Petrini.
A Rio sono attesi 100 capi di stato e di governo e 50.000 delegati che prendono parte ai lavori di questa riunione fondamentale per segnare le sorti del nostro futuro.
Slow Food inoltre ha pubblicato Rio de Janeiro 100 Tips, una guida in pdf e per smartphone e tablet con cento consigli sul cibo buono, pulito e giusto, proponendo locali in cui assaggiarlo, produttori da cui acquistare o progetti sostenibili da scoprire a Rio de Janeiro.
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Diverse organizzazioni europee di giovani (tra cui la Rete Giovane di Slow Food) hanno lanciato un’iniziativa per mobilitare la cittadinanza a favore di una riforma agricola ecologica e socialmente equa. Molte organizzazioni europee che operano nell’agrolimentare hanno appoggiato l’iniziativa. Questa campagna ricalca i principi e le raccomandazioni del World Agricultural Report, un documento frutto di un attento e approfondito studio di ricerca realizzato in 4 anni di lavoro da un gruppo di 400 esperti, e firmato da 59 Governi. Una campagna simile è stata lanciata negli Stati Uniti, con una petizione che punta a fermare i metodi distruttivi dell’agricoltura industriale americana e aprire la strada a un nuovo sistema di produzione.
Trasformare l’agricoltura e il sistema alimentare attraverso la politica è una grande sfida, e tutti noi siamo chiamati a partecipare. Rio+20 è il punto di partenza e sarà la piattaforma di lancio per questo sforzo comune. L’obiettivo è trovare partner che diffondano l’iniziativa nei propri Paesi e sviluppare localmente il movimento.
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