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Quando l'energia rinnovabile minaccia l'ambiente e le comunità locali

Tema trattato: Ambiente


13/05/2013 -

In Messico, la comunità di Terra Madre delle produttrici ikoots vive sull'oceano Pacifico in un territorio meraviglioso e ricco di biodiversità. L'economia di questa comunità indigena dello stato di Oaxaca si basa tradizionalmente sulla pesca e su un'attenta gestione delle risorse naturali, oggi gravemente minacciate da un gigantesco progetto di “energia pulita”. Un impianto di produzione di energia eolica sta per essere imposto su un territorio di 100 mila ettari, una superficie comparabile all'intera area urbana di Roma o Berlino. Ecco il loro appello: 
«Noi popolazioni indigene dell’Istmo de Tehuantepec, stiamo subendo l’invasione di imprese straniere con la complicità del governo messicano. La situazione si sta facendo ogni giorno più difficile di fronte all’imposizione di un progetto gigantesco denominato “Corredor Eólico del Istmo”, che contempla la creazione di impianti eolici in 14 aree della regione, per un totale di circa 5000 aerogeneratori su una superficie di circa 100 000 ettari di terre comunali e ejidales, [gestite cioè secondo il diritto tradizionale messicano]. Per rifornire di energia elettrica alcune multinazionali, stanno calpestando i diritti delle popolazioni indigene, come il diritto alla consultazione libera, previa e informata, a decidere le nostre strategie di sviluppo, a conservare la nostra cultura e a proteggere il nostro territorio come stabiliscono gli articoli 3, 7, 8, 26, 32 della Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni delle Nazioni Unite (2007).  Questo progetto sta già colpendo le popolazioni zapoteche e noi ikoots (huave) che abitiamo la regione dell’Istmo, dove soffiano i maggiori venti del Messico. Attualmente le comunità zapoteche che vivono di agricoltura e allevamento del bestiame, hanno già visto i propri campi di coltivazione diventare distese destinate agli aerogeneratori: la loro sovranità alimentare è limitata ed è impoverita la fertilità della terra. 
Nel caso della nostra popolazione ikoots - huave di San Dionisio del Mar, San Mateo del Mar, Santa Maria del Mar e San Francisco del mar, siamo abituati a condividere il vento, la laguna, le mangrovie, la ricchezza delle acque, le rotte migratorie degli uccelli Eppure oggi molti occhi sono puntati sulle nostre terre battute dal vento, che sono per noi fonte di vita e di cultura, mentre per i grandi interessi economici rappresentati dalle imprese multinazionali non sono altro che una fonte inesauribile di profitto. Per raccontarvi concretamente quel che sta succedendo, nella comunità di San Dionisio del Mar il gruppo aziendale “Mareña Renovables” formato da MacQuare Australia, Mitsubishi Giappone e PGGM Olanda, pretende di imporre l'insediamento di 102 impianti di aerogeneratori Vesta (provenienti dalla Danimarca). Oltre a questi giganti, alti 120 metri e con una capacità unitaria di 2.5 MW, vogliono costruire due sottostazioni elettriche, 5 moli di attracco e una linea elettrica sotto la laguna: tutto questo nel raggio di 27 chilometri, nel territorio dove tutti noi realizziamo le nostre attività di pesca. L'obiettivo finale del gruppo è di rifornire di energia le imprese FEMSA Coca-Cola, Oxxo e i birrifici Heineken e Cuauhtémoc Moctezuma!!

A Santa Maria del Mar il gruppo “Mareña Renovables” e l’impresa Energía Alterna Istmeña pretendono di installare 30 aerogeneratori sulla laguna del Mar Tileme lungo la riva meridionale. Tutte queste installazioni influiranno negativamente sulle correnti sottomarine che uniscono l'oceano e le lagune; contamineranno acusticamente l’ambiente terrestre e marino senza che si possa prevedere l’impatto che ricadrà sulla vita dei pesci e dei volatili. Le lagune non sono solo un ambiente di vita per 30.000 indigeni ikoots e zapotechi, ma anche  l'incubatoio naturale di migliaia di uccelli, pesci, crostacei e anfibi che qui si riproducono e crescono, contribuendo al popolamento della fauna oceanica. San Mateo del Mar, ha già detto “No” al progetto eolico nel 2007. Tuttavia il governo messicano e le grandi aziende non lasciano in pace la nostra popolazione, provocando nelle nostre comunità divisioni e conflitti. Anche se lo abbiamo rifiutato, gli effetti negativi di questo mega-progetto ci colpiranno comunque, perché viviamo nello stesso territorio e condividiamo lo stesso ecosistema.

Ci stiamo domandando: di che cosa vivremo se il mare e le lagune saranno contaminate? Una donna madre di due bambini diceva: “mio nonno era pescatore, mio padre è pescatore, io vengo dalla laguna, se i miei figli non dovessero andare avanti con gli studi per lo meno dovrebbero poter pescare nelle loro lagune!». Noi siamo contrari alla produzione di energia rinnovabile quando sia imposta da grandi imprese e governi su grande scala, e comporti la distruzione di alberi e di un sistema millenario di mangrovie, uccidendo migliaia di uccelli migratori, lasciando la terra arida, contaminando l’acqua e, acusticamente, tutto l’ambiente, modificando le correnti, lasciando indifese le popolazioni indigene che abitano la regione. Si può ancora chiamare “rinnovabile” un’energia che trasforma irreversibilmente l’equilibrio dell’ambiente e delle popolazioni che vi risiedono? Se l’interesse comune fosse veramente quello di custodire  l’ambiente, nessuno oserebbe proporrebbe un progetto  eolico come questo in una regione fragile e tanto ricca di biodiversità.



Continuiamo a difenderci da questa invasione e distruzione del nostro territorio, però la nostra è una lotta impari: facciamo fronte a grandi interessi economici che hanno il potere di comprare e di corrompere. Nonostante ciò noi popolazione indigene continueremo a lottare per la cancellazione del mega-progetto, per difendere e proteggere il nostro sacro territorio che ci dà la vita, e per preservare la  nostra cultura.

Braulio Villanueva Fajardo
Presidente del Comisariado Bienes Comunales de San Mateo del Mar, Oaxaca, México 

Per saperne di più:


Comunità di Terra Madre delle produttrici ikoots:


Referente: Beatriz Gutierrez Luis, jalnux@yahoo.com.mx 
www.slowfood.com/landgrabbing 


landgrabbing@slowfood.com

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