16/08/2012
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Sentenza storica per le popolazioni indigene
Un tribunale federale brasiliano ha ordinato la sospensione dei lavori della mega-diga Belo Monte lungo il fiume Xingu, in piena Amazzonia. In una nota il giudice Souza Prudente ha stabilito che i lavori potranno riprendere solo quando le comunità indigene della zona saranno state consultate. Quella di Belo Monte, che costerebbe 11 miliardi di dollari, sarebbe la terza più grande al mondo dopo le Tre Gole in Cina e Itaipù, alla frontiera tra Brasile e Paraguay. La sua costruzione ha provocato la dura opposizione di ambientalisti e attivisti per i diritti delle comunità indigene, secondo cui distruggerà la vita selvatica e comporterà l'allagamento di aree in cui vivono 40mila persone, troppo spesso cacciate senza il minimo risarcimento, in nome di un inarrestabile progresso. Il governo afferma invece che sarà un fonte di energia pulita e rinnovabile e che sosterrà l'economia del Paese. Se venisse completata, la diga fornirebbe più di 11.000 megawatt, circa l'11% del totale prodotto dal gigante sudamericano.
Sentenza storica, dunque, che per la prima volta riconosce alle popolazione indigene il diritto di esprimersi sul progetto che li obbligherebbe ad abbandonare le loro terre, dando loro finalmente voce in capitolo e riconoscendoli parte in causa nel futuro del loro Paese. Forse la guerra non è ancora vinta del tutto, ma sicuramente è un grande passo avanti.