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Mare Nostrum


12/05/2013 -

Marocco, Egitto, Libano… Ieri Slow Fish ha dedicato due Laboratori dell’acqua alla pesca nei Paesi della primavera araba, analizzando, attraverso la testimonianza dei loro rappresentanti, le problematiche che li accomunano e le soluzioni adottate da ciascuno di essi. A due anni dallo scoppio delle prime rivolte la situazione della pesca è, infatti, ancora instabile e complessa e più che mai è urgente avviare un dialogo che coinvolga tutti gli attori affacciati sul Mare Nostrum che, come ha descritto benissimo Fernand Braudel nel suo lavoro storiografico, è un bacino molto complesso, luogo di confronto, scambio e fusione di civiltà differenti. Di questo bacino, la sponda Sud è l’area più densamente popolata nonché la più giovane, e in molti stanno lavorando insieme per individuare risposte efficaci alle esigenze alimentari di una popolazione in espansione e per trasformare la pesca in un volàno economico.

Zakia Driouich Sebbata, segretario generale del Dipartimento pesca marittima del Ministero dell’acquacoltura e della pesca marittima di Rabat descrive la pesca come un settore strategico per l’economia marocchina. Con una flotta importante, costituita sia da navi fattoria sia da imbarcazioni natanti, il settore ittico impiega attualmente circa 500.000 addetti ed è fortemente orientato all’esportazione (per il 90% del prodotto). Per questa ragione nel 2009 è stata elaborata una strategia alieutica, che si sviluppa su tre assi principali: la sostenibilità, per preservare le risorse; la performance, per organizzare gli investimenti statali sul settore; la competitività, per fare sì che il Marocco mantenga il suo ruolo importante sul mercato. Alla base, dichiara Driouich Sebbata «è importante che vi sia una filosofia in grado di coinvolgere tutti gli attori. Proprio durante la primavera araba abbiamo avuto dimostrazione di come il coinvolgimento di tutta la filiera sia stato importante, vista la pace sociale che ha caratterizzato l’intero comparto».
L’Egitto, per parte sua, guarda all’acquacoltura come attività da potenziare ulteriormente, perché in grado di fornire un adeguato apporto nutritivo ai suoi 80 milioni di abitanti. A parlare delle potenzialità del settore, che si concentra prevalentemente sulla tilapia, pesce erbivoro di cui l’Egitto produce attualmente 1,4 milioni di tonnellate all’anno, è Mohamed Fathy Osman, professore dell’Università del Cairo, che insiste molto sulla necessità di mettere a disposizione della popolazione una fonte proteica economicamente conveniente.


Per il Libano, invece, la situazione della pesca si è fatta drammatica fin dal 2006, all’indomani dell’attacco israeliano che ha provocato la distruzione della flotta libanese. In questo contesto, Dahej El Mokdad, capo del Dipartimento Fisheries and Wildlife del Ministero dell’agricoltura libanese, evidenzia l’importanza della cooperazione nel ridare impulso al fenomeno. «Il Libano è attualmente importatore netto di prodotti ittici.

La nostra flotta è piccola e i pescatori sono complessivamente pochi. Grazie alla cooperazione, tuttavia, siamo ora in grado di monitorare la situazione e d’individuare con più chiarezza quali azioni intraprendere». L’esempio portato è quello del battello Cana, donato al Libano dall’Italia, e trasformato da imbarcazione di pesca in imbarcazione per scopi scientifici. Cana sta scandagliando il mare libanese per mappare la costa e fornire risposte sulla biodiversità, sull’inquinamento, sulle risorse marine. Risposte da cui si può partire per elaborare una strategia di sviluppo sostenibile.

Situazioni e soluzioni diverse, ma un importante punto in comune: la volontà di aprirsi al dialogo tra i diversi stati affacciati su una stessa casa comune, il Mediterraneo, e di coinvolgere il più possibile tutti gli attori della filiera in una politica di cogestione. Perché le strategie più creative possono essere elaborate proprio a partire dal basso, e perché solo così si può arrivare a una situazione di condivisione di ricchezza, salute e cibo tra le popolazioni mediterranee. 

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it 

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