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Ue al voto sui biocarburanti


09/09/2013 - Dopodomani il voto degli eurodeputati per arginare il problema del biofuel, che favoriscono il land grabbing e la deforestazione, danneggiando l’ambiente e compromettendo l’accesso al cibo dei paesi più poveri.

Mercoledì 11 settembre, a Strasburgo, il Parlamento europeo si riunirà in seduta plenaria. In programma c’è anche la discussione della proposta della Commissione ambiente in merito alla questione dei biocarburanti (ve ne avevamo già parlato qui). Mercoledì scorso un gruppo di attivisti di diverse Ong, tra cui ActionAid, Greenpeace, Oxfam e Friends of the Earth Europe, insieme ad alcuni eurodeputati, ha manifestato per sensibilizzare i politici europei in vista del voto di dopodomani. I promotori della manifestazione sono preoccupati della forte pressione delle lobby dell’industria del settore.

Nel 2009, con la direttiva 2009/28/CE, è stato fissato l’obiettivo di alimentare entro il 2020 i mezzi di trasporto almeno con il 10% di energie rinnovabili. La direttiva impone anche che le emissioni generate dall’uso dei biocarburanti debbano essere almeno il 35% in meno rispetto a quelle dei combustibili fossili.
Il sostegno dell’Ue all’uso di biofuel, tuttavia, ha avuto effetti tutt’altro che positivi: un numero crescente di campi un tempo coltivati a derrate alimentari è stato convertito a colture per la produzione di biocarburanti. Altre conseguenze di questo processo sono state l’aumento dei prezzi del cibo e una minore disponibilità di materie prime alimentari nei paesi poveri. Questi ultimi, infatti, sono stati presi d’assalto dai produttori di biofuel, che hanno cominciato ad acquistare terreni dai piccoli agricoltori alimentando il fenomeno di land grabbing. Questa politica europea, inoltre, rischia anche di aumentare le emissioni di gas serra globali invece di ridurle, come spiega Robbie Blake, portavoce di Friends of the Earth Europe: «L'olio di palma (che rappresenta il 20% dei componenti del biodisel, N.d.R.) sta guidando la deforestazione di massa, la perdita della fauna selvatica, i conflitti della comunità locali, e accelerando il cambiamento climatico».

La proposta di direttiva europea, fissa il limite del 5% per la quantità di biocarburanti provenienti da colture alimentari, incentivando quelli di seconda e terza generazione. Lo scopo della bozza è quello di ridurre la produzione di biofuel e bloccare la speculazione alimentare.

I risultati del voto di dopodomani sono difficilmente prevedibili: ci sono due blocchi politici distinti e molti eurodeputati cambiano posizione ogni giorno. Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito vorrebbero il limite fissato al 5,5 %, mentre Francia, Polonia e Spagna, che hanno lobby agricole forti, tendono a favorire limiti più alti.


Gli ambientalisti non abbassano la guardia e continuano a protestare, scandendo a gran voce il motto “No Food for Fuel”, no al cibo come carburante. Anche noi di Slow Food rimaniamo in attesa del voto di mercoledì. Vi terremo informati!

Fonti: theguardian.com/global  e theguardian.com/environment/, Europa.eu, L’Espresso 
Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it 


 

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