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Fragole e asparagi a febbraio? Meglio insistere con le arance

Tema trattato: Consigli per gli acquisti


20/02/2014 -

A Sochi, in piene Olimpiadi invernali, si registrano temperature di 20 gradi. Anche nel nostro Meridione – in questo momento la principale zona produttiva nazionale dell’ortofrutta – continua a fare un caldo inconsueto per il periodo, tanto che sta abbozzando un inizio di primavera. Lo si evince da cosa inizia ad arrivare nei mercati, come le prime fragole e asparagi, con quasi un mese d’anticipo rispetto al solito. Poi dicono che il cambiamento climatico sarebbe un’invenzione degli ecologisti, mentre non ci si rende conto di quali ripercussioni potrà avere sul modo di nutrirci. Annate come questa, come ci confermano gli operatori dei mercati, fino a trent’anni fa si verificavano con una frequenza ventennale. Oggi ne capitano tre o quattro in dieci anni: più evidente di così. 

E allora ecco arrivare dalla Puglia e dalla Sicilia, dove sono coltivati in serre non riscaldate, e dalla Campania (dove ancora si producono in serre riscaldate) fragole e asparagi italiani, a metà febbraio, con prezzi da primizie, che in fondo è quel che sono: 1,50 o 2 euro la vaschetta da 250 grammi di fragole e 8-12 euro al chilo gli asparagi. Il mercato delle primizie non è troppo consigliabile per chi vuole mangiare locale e stagionale (a meno che questi non sia siciliano o pugliese): non è tanto sostenibile e per niente conveniente mentre i prodotti a fine stagione di solito costano molto meno e sono piuttosto abbondanti, soprattutto in un’annata ottima come questa. Ma è comunque un momento che i mercati attendono e in questa rubrica dobbiamo darne conto. Anche per l’eccezionalità dell’anticipo che, secondo le previsioni, non dovrebbe essere interrotto bruscamente da gelate almeno per un altro paio di settimane. Se il Sud è sempre un mese avanti rispetto al resto d’Italia, ora abbiamo raddoppiato. 



Mentre arrivano fragole e asparagi, però, consigliamo di comprare ancora tante arance, di ottima qualità e buone per la salute. C’è tale abbondanza che le pezzature più piccole e medie non hanno mercato, tanto da essere gettate via. Costeranno circa 80 centesimi al chilo, prezzi stracciati anche per le varietà migliori siciliane. Le più grandi, che si vendono ancora bene, invece non supereranno i due euro: la possibilità di scelta è davvero ampia e forse è meglio concentrarsi ancora un po’ su questi prodotti in attesa che la primavera, quella vera, arrivi in ogni zona del Paese. 
Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 15 febbraio 

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