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Bio: aperta la consultazione per la revisione della politica europea

Tema trattato: Biologico


04/02/2013 - Una buona occasione per dire la nostra in materia e ribadire a gran voce il nostro no agli Ogm

Dal 15 gennaio scorso e fino al prossimo 10 aprile tutti noi cittadini europei possiamo esprimere (ufficialmente) il nostro punto di vista sulle produzioni biologiche. La Commissione europea ha infatti aperto le consultazioni per la revisione della politica europea in materia di agricoltura biologica, al fine di individuare e creare le migliori condizioni possibili per incoraggiare lo sviluppo della produzione biologica europea. Per i cittadini è una grande opportunità di essere coinvolti nella preparazione del futuro dell’agricoltura in Europa. E anche un importante modo per dire la nostra in materia e ribadire a gran voce il nostro no agli Ogm.

In ballo c’è la possibilità di semplificare la burocrazia della normativa vigente (pur mantenendo alti livelli di qualità) ed eventualmente ridefinire i sistemi di controllo e di commercio internazionale. Le osservazioni ricevute fungeranno da base per le decisioni sulle misure da adottare in futuro e delle proposte di modifica alla normativa che la Commissione intende presentare entro la fine del 2013.

«La gestione delle risorse e i sistemi di produzione sostenibile, di cui il biologico fa parte, assumono sempre maggiore peso politico» ha spiegato il Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Dacian Ciolos: «Cresce il numero di consumatori informati, di quanti vogliono sapere da dove arriva il cibo che portano nelle loro tavole. Questo è quindi un buon momento per migliorare le nostre politiche, sottolineare il nostro impegno per sostenere le produzioni bio ad alta qualità e, se necessario, rivedere i regolamenti in materia». È anche un modo per l’istituzione europea di verificare se nonostante la recessione economica, i consumatori continueranno a indirizzarsi verso stili di vita più sostenibili, per esempio scegliendo prodotti biologici.

Attualmente, il consumo di cibo e bevande bio raggiunge circa il 2% degli alimenti acquistati dai consumatori prodotti da circa 200 000 aziende certificate (pari al 2% del totale). L’idea della Commissione è quella di stimolare la domanda migliorando la normativa. 

Tra i temi chiave su cui si svolge la consultazione c’è quello che riguarda l’impatto delle nuove norme sull’etichettatura e, tema caldissimo in questi giorni di dibattito in Europa, la coesistenza delle coltivazioni biologiche con quelle geneticamente modificate. Coesistenza che – dato l’alto rischio di contaminazione – risulta pressoché impossibile. Un punto fondamentale anche alla luce della recente presa di posizione della stessa Commissione che spera di poter riaprire il dibattito sulla legge in materia di Ogm.

Vi invitiamo quindi tutti a rispondere al questionario. È possibile farlo in tutte le lingue dell’Unione. 

Questa consultazione pubblica offre alle organizzazioni e ai cittadini la possibilità di far conoscere la loro posizione alla Commissione fin dalle prime fasi della definizione delle politiche. I servizi della Commissione pubblicheranno i risultati della consultazione sul sito. 

Secondo l’attuale normativa, gli alimenti biologici possono essere definiti tali soltanto se almeno il 95% degli ingredienti proviene dall’agricoltura biologica. Gli agricoltori devono evitare o ridurre drasticamente il loro uso di prodotti chimici di sintesi, quali fertilizzanti, pesticidi, additivi e medicinali. 

Perché gli alimenti importati possano essere definiti biologici, le relative norme e le autorità di certificazione dei paesi produttori devono essere riconosciuti come equivalenti agli standard dell’Ue. 

Quando utilizzano il logo Ue di produzione biologica, i produttori devono anche indicare il numero di riferimento dell'autorità di certificazione, nonché il nome del produttore, dell’impresa di lavorazione o del distributore che ha maneggiato il prodotto per ultimo. I marchi nazionali di certificazione biologica possono essere utilizzati accanto al logo dell’Ue.

a cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it 

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