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Stop al macello più grande d'Europa

Tema trattato: Ambiente


27/04/2012 - Un impatto ambientale devastante, consumo di suolo e sfruttamento del lavoro al servizio dell'agroindustria

Il macello più grande d’Europa è in progettazione a Manerbio, in una zona, la bassa bresciana, con già gravissimi problemi: un’eccessiva permeabilizzazione del suolo, un’aria sempre più inquinata, un’acqua sempre più contaminata, non ultima quella del fiume Mella con alti livelli di azoto e nitrati.


Ma più delle parole valgono i numeri di questo mastodonte. Ecco i dati tecnici del macello HAMBURGER PINI SRL.


Valore del progetto: circa 50 milioni di Euro


Area da occupare: 100.220 mq di un’area attualmente agricola; superficie coperta del progetto: 40.173,87 mq; superficie lorda di pavimento: 45.335,76 mq; superficie destinata a verde: 13.117,11 mq; superficie destinata a parcheggio: 14.054,09 mq


Volume: 300.000 mc (pari a 1.000 villette da 100 mq l’una)


Quantità di suini da macellare a pieno regime: più di 40.000 suini alla settimana per un totale di oltre 2 milioni all’anno.


Utilizzo di acqua: più di 80 litri al secondo prelevati mediante 3 pozzi dalle falde acquifere


Depurazione acqua tramite depuratore a membrane – lavoro a basse temperature mantenute utilizzando 6.500 MW di energia elettrica e tre caldaie a metano (due più una di scorta)


Oltre 300 autotreni giornalieri previsti solo per il trasporto dei suini. Senza contare gli ulteriori per imballaggi e altre materie necessarie al macello.


L’acqua depurata verrà solo in minima parte riutilizzata per la pulizia dei locali; mentre per i servizi igienici è previsto l’allacciamento alla rete idrica comunale.


Non è previsto nessun impianto fotovoltaico o di altro tipo per la produzione di energia elettrica. Non è previsto attualmente nel progetto nessun tipo di inceneritore.


Con questi numeri sembra chiara la levata di scudi da parte di Slow Food (Condotta bassa bresciana), assieme a Legambiente e altre associazioni facenti parte del coordinamento Beni Comuni Bassa Bresciana, contro questo progetto.


Oltre al devastante impatto ambientale, vi sarà un importante aumento di rischio sanitario. Poiché il macello dovrà importare annualmente un milione e mezzo di suini da altre regioni e dall’estero. E già nel bresciano c’è la più alta concentrazione italiana di suini: 1.5 milioni di capi. La diffusione di malattie sarebbe devastante: soltanto l’ultima epidemia di Mvs (malattia vescicolare del suino) in Lombardia ha provocato danni per 37.5 milioni di euro, pagati dalla collettività attraverso la Regione. Senza contare poi gli ingenti danni collegati al blocco delle esportazioni che comprendono anche i prodotti di salumeria, fiore all’occhiello della gastronomia italiana, tra cui crudo di Parma e San Daniele.


Dal canto suo l’Amministrazione comunale, per voce del primo cittadino Cesare Meletti, ha posto l’accento sulla «crisi occupazione che attanaglia Manerbio: questa opportunità potrebbe trovare una prima risposta. Quella avanzata dalla società proponente è un progetto che non può essere ignorato. L’iter autorizzativo ha mosso i primi passi: tutte le osservazioni verranno vagliate, ma la crisi occupazionale morde e, come amministratori, dobbiamo farci carico anche di chi è senza lavoro».


«Ho visto il macello aperto a Kutno in Polonia dalla Hamburger Pini, lo stesso gruppo che vuole aprire a Manerbio. Tutto pulito, tutto in ordine, come una sala operatoria. E gli operai sono contenti, perché lavorano dieci ore la giorno ma guadagnano 1000 euro, contro i 350 degli altri operai polacchi». Tutto bello, tutti felici insomma.


Ma in Italia? Secondo uno studio della Flai Cgil: un dipendente “diretto” di un’impresa alimentare costa al datore di lavoro, compreso tutte le incidenze contrattuali e previdenziali, oltre 22 euro/ora. Le ore di lavoro svolte dalle false cooperative, gestite dai caporali, vengono retribuite dai 12 ai 15 euro/ora. Un risparmio che va dai 10 ai 7 euro/ora. Un corrispettivo economico, quello riconosciuto a queste false cooperative, insufficiente per garantire un contratto regolare ai lavoratori. Questo è ciò che accade nella maggior parte dei macelli italiani. E per ridurre ancora i costi si accelerano i ritmi di lavoro, con un aumento delle malattie muscolo scheletriche al sistema mano-braccio, creando veri e propri danni permanenti. A 40 anni quei lavoratori non saranno più in grado di tenere in mano un coltello.  E’ questa l’occupazione di cui ha bisogno Manerbio?


Il Coordinamento per i Beni Comuni insiste sull’illogicità del progetto: «Non ha alcun senso continuare a discutere sui tavoli di filiera di interventi di razionalizzazione e di aumento dell’efficienza dei vari anelli, di futuribili programmazioni produttive o di dettagli regolamentari se sfugge al confronto e all’analisi un evento che aumenterebbe in un sol colpo la capacità di macellazione nazionale del 20%».


Info:  http://www.coordmovimentibenicomuni.blogspot.it


Luca Bernardini – l.bernardini@slowfood.it


 


 

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