Chi come me ha la fortuna di girare il mondo in lungo e in largo ogni tanto si trova a fare interessanti scoperte a pochi passi da casa. In realtà forse non si tratta di scoperte vere e proprie, semplicemente, come spesso capita, le cose più vicine sono anche le più difficili da conoscere a fondo.
Sono stato a visitare una scuola a Mombaruzzo, piccolo comune nel basso Monferrato, per incontrare una delle tante scolaresche che, in giro per tutta l’Italia, grazie all’impegno e alla volontà di insegnanti motivati e volontari pieni di passione, stanno portando avanti il progetto degli orti nelle scuole “Orto in condotta” (www.slowfood.it/educazione).
Situato in una zona suggestiva tra splendide colline coperte di vigneti, boschi e noccioleti tra cui fare piacevoli passeggiate, Mombaruzzo è un luogo in cui, a dispetto della prima impressione di essere in un borgo piccolissimo come migliaia di altri disseminati sul nostro territorio, si è scritta una parte, ancorché minima, di storia italiana. Fondata prima dell’anno mille, ha goduto della posizione sulla strada commerciale che portava le merci da Savona e Voltri verso l’interno, e fu oggetto di conquista per ben due volte da parte dei francesi, subendo razzie e saccheggi ed essendo oggetto di numerosi ribaltamenti di dominio. Ancora oggi si può visitare la chiesa romanica di Santa Maria Maddalena, che fu protagonista dell’episodio più cruento che ha caratterizzato questa zona, quando gli abitanti, rifugiatisi al suo interno, furono trucidati dai soldati francesi al termine dell’assedio delle mura.
Come dicevo, questa piacevole visita mi ha permesso di scoprire alcune cose interessanti.
Per prima cosa la scuola elementare di Mombaruzzo che, credo di potermi sbilanciare, potrebbe concorrere per il premio di scuola più bella della regione. Sorge infatti in uno dei punti più alti del paese, in una grande villa con giardino da cui si gode una vista meravigliosa su tutto il Monferrato, villa che è stata donata al comune (una volta tanto siamo di fronte a un’amministrazione pubblica che gestisce e destina oculatamente un bene comune) da un agronomo mombaruzzese. Visitando l’orto che i bimbi stanno coltivando in una parte del terreno prospiciente alla scuola mi viene offerto il dolce simbolo del paese di Mombaruzzo, l’amaretto morbido, che in questa zona si distingue perché, oltre agli ingredienti classici, contiene le armelline, ovvero i semi che si trovano all’interno del nocciolo dell’albicocca.
Ebbene, a parte il dovere morale di cantare le lodi di un dolce che affonda le sue radici nel medioevo e che ha saputo conquistare gli arabi e i normanni fino ad arrivare a diffondersi in Spagna e Francia oltre che in Italia, credo che sia doveroso ammettere che non sapevo che nella ricetta originale degli amaretti non prevedesse la farina.
In quest’epoca di allergie e intolleranze alimentari dilaganti la notizia mi ha rallegrato. Non capita spesso infatti che anche i celiaci abbiano la possibilità di gustare le ricette della tradizione gastronomica italiana al loro meglio. L’amaretto rientra nella specifica lista dei dolci approvati dall’Associazione Italiana Celiachia.
Attenzione però, perché in zona è anche molto facile, infatti, trovare amaretti prodotti industrialmente a buon prezzo, per poi magari scoprire che contengono farina e lievito.
Nell’ambito di una gita in Monferrato, Mombaruzzo e i suoi amaretti meritano una sosta, a patto che si tratti di quelli originali.
Segnalazioni
Laboratorio artigianale di amaretti Moriondo Virginio
Via Saracco, 15, Mombaruzzo (AT)
www.amarettidimombaruzzo.com
Osteria Vineria La Signora in Rosso
Via Crova, 2, Nizza Monferrato (AT)
Tel. 0141 793350
Vivere Slow è la rubrica di Carlo Petrini su La Repubblica del mercoledì